INTRODUZIONE

 



           Il Vice Presidente                                                                                  Il Presidente
Assessorato "Territorio e Sviluppo"

  Prof.Ing. Mario Maiolo                                     Prof. Antonio Acri
 

 

Conferenza di Pianificazione - 19.11.2003



Da decenni c’è attesa per una riforma urbanistica capace di ammodernare i vecchi piani regolatori, ormai incapaci di governare con efficacia le trasformazioni urbane e territoriali, e che possa rilanciare il modello e il ruolo del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), strumento utile a rivitalizzare la programmazione territoriale.
Una delle esigenze di fondo dell’urbanistica italiana è infatti quella di rompere l’isolamento cronico dei piani regolatori comunali, totalmente privi di ogni inquadramento territoriale.
Fallito il tentativo di elaborare piani territoriali a scala regionale, la legge n°142/90 ha rinnovato e rilanciato, almeno sul piano legislativo, la pianificazione di area vasta con la felice intuizione del PTCP e dell’attribuzione del compito di approvare i PRG in capo alla Provincia.
Oggi la questione dell’assetto e del controllo del territorio si presenta denso di novità e gravido d’incognite.
Palesemente s’incrociano in un groviglio incomprensibile le politiche dei precedenti governi di centro sinistra con quelle dell’attuale di centro-destra.
Le une reduci dallo sforzo di avere varato la riforma costituzionale e di aver sistemato in corposi testi unici la farraginosa materia edilizia ed espropriativa; le altre impegnate nell’attuazione della legge obiettivo, con faraonici piani infrastrutturali, non si sa dove e da chi decisi, e qualche preoccupante caduta di stile rappresentata da proposte di procedure di condono edilizio finanche sulle aree demaniali.
Le diverse politiche territoriali, portate avanti in competizione e in contrasto tra loro, sono facilmente riconducibili ai più tradizionali modelli di governo della cosa pubblica di derivazione liberista e liberal riformista.
La stessa riforma urbanistica non è iscritta all’ordine del giorno delle priorità dell’esecutivo né del Parlamento.
Concettualmente, la pianificazione di area vasta, a livello provinciale e regionale, è il naturale strumento, oltre che di verifica e controllo, di proposta per l’individuazione e la soluzione delle criticità che rendono inefficiente il sistema infrastrutturale nazionale.
Sulla base della riforma federalista della Costituzione e preso atto degli orientamenti dell’attuale governo nazionale, alle Regioni e alle Province del Paese, indipendentemente dal colore politico che le caratterizza, non rimane che prendere atto definitivamente del ruolo che hanno da assolvere: migliorare l’efficienza del proprio territorio, difendendolo da possibili sconvolgimenti e dalle ricadute negative che essi possono determinare sulle popolazioni e sulle economie locali.
Oggi, su scala locale, ci sono condizioni legislative, politiche e istituzionali favorevoli che rendono tali obiettivi a portata di mano e, comunque, dipendenti dalla capacità di saper costruire tavoli di lavoro, di saper concertare e saper svolgere ciascuno il proprio ruolo nella propria responsabilità sapendo cogliere pienamente le opportunità offerte dalla programmazione finanziaria anche dei fondi comunitari, oggi a forte rischio di riallocazione su altri territori della Comunità Europea.
Certamente l’occasione innovativa e di forte motivazione dei territori che ha dato vita ai Patti Territoriali e la prospettiva di potere attivare nuovi strumenti quali i Progetti Integrati Territoriali ha dato nuovo impulso alla programmazione di area vasta, sempre però carico di incertezze.
Le esperienze di P.T.C.P. attualmente avviate in Italia fanno emergere tre diverse tendenze metodologiche:

  • viene mutuata la prassi regionale tendente a correggere i compiti urbanistici dei Comuni, infrangendo il principio di sussidarietà e mancando l’obiettivo di far maturare la capacità amministrativa locale;

  • viene riproposto il vecchio modello di Piano Comprensoriale consistente in sostanza in un grande Piano Regolatore Comunale, rettificando l’autonomia e il coordinamento territoriale;

  • viene concretizzata una concezione di Piano di tipo “ strutturale “, che noi abbiamo ritenuto di adottare per essere più positiva e produttiva.

La Provincia di Cosenza ha avviato sin dal 1991 l’iter di progettazione del PTCP e, malgrado le reiterate diffide da parte della Regione Calabria, dal 1995 con determinazione ha perseguito ogni utile iniziativa acquisendo la possibilità concreta, anche tecnica, di poter esercitare il ruolo di Ente intermedio di area vasta.
Alcune realizzazioni concrete quali la informatizzazione e la riorganizzazione degli Uffici Provinciali, la creazione dell’Ufficio del Piano e del Sistema Informatico Territoriale, la promozione di sei Patti Territoriali, tra i quali quello considerato dal Governo nazionale il miglior Patto Territoriale italiano, l’accompagnamento dei Comuni e degli attori dello sviluppo locale per la proposta di dieci Progetti Integrati Territoriali, la stessa proposta di due Progetti Integrati Strategici, rendono oggi possibile esercitare, non demagogicamente, il ruolo che le compete in materia di governo del territorio.
L’approvazione del Progetto di Massima del PTCP, avvenuta il 14.01.2002 data dell’ultima diffida Regionale, ci consente oggi di confrontarci con la Regione non in termini demagogici e strumentali, ma in termini propositivi e concretamente impegnati ad assolvere al nostro compito e a richiedere rispetto e impegno comune.
La scelta di procedere alla formulazione di un PTCP del tipo strutturale è basata essenzialmente sulla convinzione che solo questa opzione ci consente di abbandonare il dettaglio del Piano Comunale e di individuare e pianificare le scelte di importanza strategica per tutto il territorio Provinciale. Quelle cioè che rivestono rilevanza preminente per tutti i Comuni dell’“area vasta” ovvero il territorio Provinciale.
Fra queste scelte strategiche sono state preminentemente individuate:
 

le scelte di salvaguardia e valorizzazione ambientale che esplicitate all’interno di un vero e proprio Piano Paesistico Provinciale, vanno necessariamente raccolte e approfondite omogeneamente alla scala di area vasta, evitando che tale operazione sia formulata in modo disordinato da parte dei Comuni;

  • le scelte di tutela e valorizzazione delle risorse idriche e energetiche, nonché la programmazione e l’utilizzo di tutte le risorse naturali di interesse sociale e economico;

  • le scelte riguardanti la struttura urbana e i processi di antropizzazione del territorio le quali vanno affrontate nel PTCP sia pure con valenza esclusivamente di indirizzo per la Pianificazione Comunale;

  • le scelte riguardanti l’organizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi pubblici di interesse provinciale che vanno affrontate attivando un processo di copianificazione che tenda a privilegiare l’approccio progettuale evitando, quindi, di scadere nelle enunciazioni e nelle ipotesi avveniristiche, anteponendo, nei criteri di scelta, la reale possibilità di cantierabilità delle opere nel periodo accettabile di efficacia del Piano.

Il Piano risulta articolato nelle seguenti strutture:

  • Dinamiche dei processi di sviluppo economico e sociale;

  • Struttura ambientale;

  • Sistema infrastrutturale;

  • Sistema insediativo e armatura urbana.

Una metodologia di pianificazione, quindi, che renda possibile l’individuazione di scelte di rilevanza provinciale e contestualmente proponga soluzioni attraverso un processo di consultazione e codecisione nel quale si tenti di coinvolgere i soggetti istituzionali e sociali partecipi dello sviluppo del territorio.
Nello stesso tempo una metodologia che connetta strettamente i vari momenti della pianificazione, territoriale, ambientale, sociale e economica, all’interno di una idea – progetto con valenza di area vasta.
Una metodologia che raggiunga l’obiettivo di individuare e specificare regole e non già incomprensibili vincoli.
La concertazione, della quale la Provincia di Cosenza dal 1995 ne ha fatto reale strumento di governo e non già enunciazione sterile o fuorviante, portata avanti con tutti gli attori dello sviluppo locale, Comuni e Comunità Montane in testa, ha permesso di individuare e condividere le reali e riconosciute vocazioni da erigere a interesse collettivo da far prevalere, nel rispetto delle regole riconosciute, rispetto a ogni altro legittimo interesse.
Di certo tale impostazione è fondamentale e utile ai fini di un pieno dispiegamento delle potenzialità che esistono in questa regione e che possono essere mobilitate con l’obiettivo di una programmazione e gestione del territorio coerente con gli interessi collettivi e svincolata da quelli della speculazione.
Oggi questo lavoro che la Provincia di Cosenza ha portato avanti, con il metodo della concertazione, deve essere valorizzato alla luce della legge regionale del 16 aprile 2002 n°19 – Legge urbanistica della Calabria, per consentire in tempi brevi l’approvazione del PTCP.
La nuova Legge Urbanistica Regionale, in materia di Pianificazione Territoriale, individua un ruolo centrale e marcatamente decisionale dell’Ente Regione.
Gli Enti territoriali titolari di competenze in materia di pianificazione urbanistica sono essenzialmente la regione, le province e i Comuni. Ad essi vanno aggiunti, per competenze specifiche le Comunità Montane e gli Enti Parco.
I livelli in cui si articolano le competenze sono:

  1. il livello legislativo

  2. il livello programmatorio e normativo

  3. il livello gestionale

per quanto riguarda il I e il III livello non sussistono dubbi circa la loro titolarità e infatti nella legge urbanistica è coerentemente individuata la Regione quale Ente legislativo e Comuni e Province quali Enti gestori.
Più incerto e forse più complesso era lo scenario per quanto riguarda il livello programmatorio e normativo, specie per quanto riguarda la pianificazione di area vasta che è quella che più propriamente interessa l’Ente Provincia.
Incerto e complesso anche perché questo della pianificazione di area vasta è il terreno relativamente più nuovo e quindi meno sperimentato.
Un punto fermo tuttavia può essere fissato ed è quello che ormai unanimemente, anche nella legislazione nazionale, individua nel territorio provinciale la dimensione più coerente per la pianificazione di area vasta.
Non c’è dubbio che quest’ultimo è forse uno dei terreni maggiormente qualificanti su cui il legislatore regionale si è dovuto misurare. Ovvero una calibratura oggettiva dei poteri di pianificazione fra i vari livelli istituzionali.
E’ difficile dire oggi quale era la strategia più giusta e coerente e soprattutto non sarebbe produttivo oggi contrapporre in modo polemico idee e strategie diverse che pure esistono e sono state messe in campo da parte delle Province, anche se con scarsa volontà o capacità di ascolto da parte della Regione.
Non c’è dubbio che la necessità improcrastinabile di colmare una lacuna legislativa ormai ultra trentennale imponeva giustamente al Consiglio Regionale tempi brevi.
In questo quadro di necessità si è sviluppato l’iter formativo e di approvazione della nuova Legge Urbanistica Regionale.
E in questo quadro il Consiglio Regionale all’unanimità ha scelto di approvare una Legge Urbanistica connotata oggettivamente dal ruolo centrale e marcatamente decisionale della Regione in materia di Pianificazione Territoriale.
Precisiamo che in ciò ci riferiamo in particolare al II dei tre livelli di competenza ovvero a quello programmatorio e normativo.
Ripetiamo non è possibile oggi valutare in modo compiuto la giustezza di questa scelta per gli interessi dei Calabresi, né d’altra parte è possibile convenire con certezza sull’opportunità di una scelta e di un approccio diverso al problema.
Sarà l’esperienza sul campo nei prossimi anni ad offrire la verifica e a dare queste risposte. Importante per questo risulterà la capacità di tutti i protagonisti istituzionali, della Regione in primo luogo, di recepire queste indicazioni e di promuovere gli eventuali e necessari correttivi.
Certo un confronto istituzionale reale e condiviso avrebbe forse prodotto una legge più coerente con la realtà istituzionale esistente e più aderente alle aspettative oggettive di chi è chiamato a tutti i livelli di responsabilità a interagire con la gestione del territorio.
La scelta compiuta dalla Regione nella formulazione e approvazione della Legge Urbanistica, per come già evidenziato, è connotata da una filosofia centralista e marcatamente decisionale. Tale è il ruolo che la legge affida, all’interno del processo pianificatorio generale, al Q.T.R. e alle Linee Guida che lo precedono e lo sostituiscono a tutti gli effetti fino alla sua approvazione.
Anche in assenza delle linee guida regionali alle Province resta l’obbligo, comunque, di adottare il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale entro i due anni dall’approvazione della legge urbanistica regionale (aprile 2004), fermo restando la giusta e necessaria evenienza di adeguamento al Q.T.R. nel momento in cui questo venisse approvato dalla Regione.
Anche oggi, in apertura della Conferenza di Pianificazione, come fatto in passato ripetutamente vogliamo formulare formalmente alla Regione Calabria la richiesta di utilizzare i contenuti delle linee guida per mitigare se non superare lacune, squilibri e incertezze che altrimenti peseranno nel complesso del processo di pianificazione regionale, e di valutare se forse in questa fase non possa essere almeno in parte ripreso in considerazione lo spirito e i contenuti della proposta emendativa alla legge urbanistica regionale a suo tempo avanzata dalle Province.
Una discussione opportuna e necessaria anche in funzione di individuare alcune urgenti correttivi alla legge n°34/02 sul decentramento che proprio in materia di autorizzazioni paesistiche ha rinnovato una inutile suddivisioni di competenze tra Comuni e Province che noi avevamo immaginato risolta proprio con l’approvazione della legge urbanistica.
Alle Province deve attribuirsi il solo compito di specificazione della programmazione territoriale di area vasta, con il conseguente compito di coordinamento, approvazione e controllo della programmazione territoriale sub-provinciale.
L’attività autorizzativa dei singoli interventi contemplati e resi possibili nei due suddetti livelli di pianificazione deve restare in capo al livello più basso, ossia ai Comuni, nel rispetto di una reale impostazione sussidiaria.
Con queste motivazioni oggi presentiamo la proposta di Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che è stato possibile concretizzare grazie al determinante apporto fornito dall’Ufficio del Piano, diretto con professionalità, lealtà e correttezza dall’Ing. Gionanni Greco, al fattivo lavoro di un qualificato gruppo di professionisti che per anni ha lavorato, tra incertezze e difficoltà con il coordinamento attento e sempre disponibile dell’Arch. Andea Gambardella, all’alto contributo dei Docenti universitari che nella fase finale hanno definito un Quadro conoscitivo e propositivo di livello scientifico che ci fa onore, al pari della disponibilità sempre riscontrata dei Referenti scientifici Prof. Alessandro Bianchi e Prof. Giuseppe Frega.
A tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato va la nostra gratitudine e il ringraziamento dei cittadini della provincia di Cosenza, veri destinatari del comune lavoro.
Ci sembra quasi un controsenso, per il nostro modo di lavorare, annunciare che oggi si avvia la Conferenza di Pianificazione che formalmente durerà un mese nel quale i Comuni e i soggetti titolati potranno formulare le proprie osservazioni alla nostra (e loro) proposta. Ma questo che sembrerebbe un controsenso è invece il giusto rispetto delle regole che sta alla base di qualsiasi metodo democratico di confronto e decisione.
I dubbi, le perplessità e le richieste di chiarimenti, che ci auguriamo copiose, non ci preoccupano.
Saremo sereni e operosi ascoltatori delle osservazioni, di tutte le proposte e contributi da qualsiasi parte provengano.
Saremo disponibili e aperti a qualsiasi confronto in sede e sul territorio
Le resistenze e le difficoltà strumentali, provenienti da qualsiasi ambito, non ci vedranno arrendevoli ma ci motiveranno a un confronto franco e, se necessario, duro per far riconoscere ai nostri concittadini chi vuole appartenere a quello che il Prof. Bianchi, nel giustificare le resistenze all’approvazione del Piano Territoriale Regionale, definisce il “Partito dei nemici della Calabria”.
Dalla Provincia di Cosenza vogliamo lanciare una nuova sfida che possa dilagare nell’intero territorio calabrese, per essere artefici positivi dello sviluppo e, comunque, del nostro destino con responsabilità ma anche con la consapevolezza che proprio dalla Calabria deve ripartire il cambiamento e una nuova politica di governo del Paese.
 


Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

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realizzazione a cura di Marcello De Fusco e Raffaele Pane